Non capita quasi mai che qualcuno dei nostri, dei nostri cari italiani, dei nostri cari italiani stilisti, si conquisti un bel posticino al sole del riconoscimento internazionale. Ci riesce Miuccia Prada, l’unica che il mondo salva di un’Italia impiastricciata di monnezza, per farla splendere sulla prima pagina di una rivista considerata abbastanza nell’universo giornalistico mondiale, il New York Times Magazine. La rivista esce domani e, a parte l’abitino viola che stuzzica le angoscie più temibili - che vanno dall’oddio il viola in scena no all’oddio per caso sarà il viola il must color dell’estate? - rappresenta un buon punto a nostro favore, a favore di quest’Italia che qualcuno vuole rialzare da un’inginocchiata forzata e che ha poche strade per risollevarsi. Quella di puntare sulla moda è una delle uniche possibili da percorrersi con entusiasmante ottimismo e puntuale orgoglio. Sempre che ci sia qualcuno pronto a scommetterci con incredibile virulenza.

Al di là di estemporanei capricci, di cui tutti ovviamente ci connotiamo per dare colore alle nostre vite, per evitare di trasformarle in sbiaditi cartonati, lo splendore di Miuccia Prada merita onesta gratitudine. La sua Fondazione illumina l’arte contemporanea, al di là dei prevedibili lustrini che tappezzano il fashion più terrestre. Con Patrizio Bertelli, Miuccia è riuscita a sdrammatizzare la moda per “ridisegnare il mondo dell’arte”, così recita il settimanale, badandoci una decina d’anni e tanta passione, che la porta fuori dal banale mondo dell’apparenza. Ma la sostanza di questi tempi non ci aiuta né ci avvicina a comprendere le inesistenze del presente e dell’avvenire. Così tocca accontentarsi di questi variopinti tasselli di felicità. Brava Miuccia, 20 anni dopo Gianni Agnelli, in cima alla visibilità più luminosa. Bravaperchè ci dimostri che c’è dell’altro oltre il feticismo scriteriato del fashion power, che ruba anime e coscienze per restituircele laccate e unte. C’è dell’altro che dall’ombra trova luce, c’è qualcuno che s’impegna ad accenderla.


















E ORA?